Una terapia d’urto sulla prossima Legge di Bilancio per fermare la desertificazione commerciale delle città italiane e ridare ossigeno all’economia reale. È la richiesta perentoria che arriva da Feditalimprese (Federazione Imprese Italiane), che lancia oggi formalmente la proposta del “Patto dei Consumi”.
L’analisi condotta dalla Confederazione evidenzia un divario ormai insostenibile per il Paese: preso come riferimento il potere d’acquisto di un lavoratore dipendente tipo con inquadramento contrattuale base, a fronte di un adeguamento medio dei salari di appena 150 euro netti dal 2010 a oggi, il costo della vita per le famiglie italiane è aumentato di circa 500 euro al mese. Un deficit reale di 350 euro mensili che ha azzerato la capacità di spesa dei cittadini, riflettendosi direttamente e drammaticamente sui fatturati della piccola distribuzione, dell’artigianato e dei servizi di prossimità.
“Siamo di fronte a un paradosso epocale” – dichiara Gianluca Micalizzi, Presidente Nazionale di Feditalimprese – Come associazione datoriale oggi chiediamo con forza che lo Stato aumenti il potere d’acquisto dei lavoratori dipendenti. Economia familiare ed economia d’impresa sono due facce della stessa medaglia: se le famiglie non arrivano alla terza settimana, i piccoli negozi di vicinato chiudono. Non servono bonus una tantum, serve un taglio drastico e strutturale del cuneo fiscale e contributivo e la detassazione straordinaria delle tredicesime in vista del Natale. Più soldi in busta paga significano più scontrini nei negozi”.
I dati nazionali sulla demografia d’impresa confermano la drammaticità della situazione e offrono un ritratto nitido della crisi che sta colpendo l’ossatura reale del Paese. Preso come esempio emblematico di questa tendenza, il segmento delle micro-attività e delle ditte individuali, la forma giuridica tipica del negozio sotto casa o dell’artigiano di quartiere, registra saldi costantemente negativi a causa del crollo dei consumi.
I flussi ufficiali mostrano una progressiva ed inesorabile sparizione delle attività commerciali e artigianali tradizionali nei centri urbani, con il comparto delle imprese individuali che ha subito una pesante contrazione netta a livello nazionale negli ultimi anni. Una crisi silenziosa che smentisce i toni trionfalistici su una crescita macroeconomica generale che di fatto non ricade sulle piccole attività.
“Ogni serranda che si abbassa – avverte la Presidenza Nazionale della Federazione – rappresenta un presidio di sicurezza, luce e socialità che lo Stato perde. Per questo, Feditalimprese chiede al Governo l’apertura immediata di un tavolo di confronto per inserire nella Legge di Bilancio misure fiscali d’emergenza: l’azzeramento della tassazione sulla tredicesima mensilità e un taglio strutturale e permanente del cuneo fiscale e contributivo a partire dal 2027 che si concentri principalmente sui redditi medi. Bisogna sostenere con forza quel ceto medio che rappresenta lo zoccolo duro del Paese, perché solo così si potrà rimettere stabilmente in circolazione la liquidità necessaria a salvare l’economia di prossimità”.
Feditalimprese esorta la politica e le istituzioni a non proseguire sulla strada dei piccoli interventi assistenziali a pioggia, ribadendo che la difesa del potere d’acquisto dei cittadini attraverso riforme strutturali è l’unico vero scudo per impedire che la crisi dei consumi distrugga definitivamente il commercio di vicinato e l’artigianato italiano.
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