TORINO – Ancora un’aggressione, ad inizio settimana, nel Carcere di Torino. A darne notizia è il Sappe. “Secondo quanto riferito, un detenuto di origine straniera, affetto da problematiche psichiatriche, si è reso responsabile dell’evento violento. In un primo momento, il soggetto ha aggredito l’agente addetto alla sezione, colpendolo con un pugno. Successivamente, ha attaccato anche il collega in servizio presso la rotonda che, intervenuto in supporto, è stato a sua volta colpito durante le operazioni di accompagnamento del detenuto al piano terra.
Entrambi gli agenti sono stati trasportati in ospedale dove sono stati medicati e dimessi con prognosi di alcuni giorni.
Il detenuto, al termine delle procedure di rito, è stato ricollocato presso la 7ª sezione A.T.S.M. del Padiglione A.
“Quanto accaduto – dichiara Vicente Santilli, segretario per il Piemonte del Sindacato Autonomo Polizia Penitenziaria (SAPPE), – si inserisce in un contesto ormai estremamente critico, segnato da un eccessivo sovraffollamento, una cronica carenza di personale, l’incremento delle attività trattamentali e i continui lanci dall’esterno di sostanze stupefacenti e dispositivi cellulari”.
“Questa situazione – ha aggiunto Santilli – rende le condizioni lavorative sempre più difficili e rischiose, con eventi critici e aggressioni che si verificano con una frequenza ormai preoccupante”.
Il segretario generale del SAPPE, Donato Capece, ha espresso piena solidarietà al personale coinvolto, rinnovando la richiesta di interventi urgenti a tutela degli agenti di Polizia Penitenziaria e sollecitando l’adozione di misure concrete e immediate per garantire sicurezza, dignità lavorativa e condizioni operative adeguate.
Anche l’Organizzazione Sindacale OSAPP torna a denunciare con forza la gravissima situazione della Casa Circondariale di Torino, dove il personale di Polizia Penitenziaria è costretto a operare quotidianamente in condizioni incompatibili con i più elementari standard di sicurezza, salubrità e dignità lavorativa.
“Le criticità segnalate interessano diffusamente tutti i padiglioni detentivi, la sezione semilibertà, l’area esterna e l’ICAM: guasti agli impianti, malfunzionamenti degli elevatori, rigurgiti e allagamenti riconducibili alla rete fognaria interna, nonché copiose infiltrazioni, con conseguenti e ripetuti interventi di autospurgo. Il quadro complessivo, per reiterazione e gravità delle segnalazioni, descrive ambienti di lavoro caratterizzati da esalazioni, contaminazioni e condizioni igieniche fortemente compromesse, in alcuni casi assimilabili, per caratteristiche e impatto, a contesti tipicamente fognari.
A ciò si aggiunge la presenza diffusa di infestanti (topi, blatte e cimici) ulteriore indicatore di un degrado che non può più essere considerato episodico, bensì strutturale.
“Non siamo di fronte a semplici disservizi – dichiara il Segretario Generale OSAPP, Leo Beneduci – ma a una situazione che, per le condizioni operative segnalate, richiama scenari che nessun lavoratore dello Stato dovrebbe mai essere costretto a sopportare. In alcuni reparti si lavora tra esalazioni nauseanti e ambienti compromessi, in un contesto che, per livello di degrado, ricorda più una fogna o un letamaio che un’istituzione pubblica”.
“È una questione di dignità, ma prima ancora di salute e sicurezza – prosegue Beneduci –. Qualora tali condizioni venissero confermate dalle necessarie verifiche tecniche e sanitarie, ci troveremmo di fronte a un quadro gravissimo, rispetto al quale non sono più tollerabili ritardi o sottovalutazioni”.
L’OSAPP ha formalmente diffidato l’Amministrazione Penitenziaria ad attivare con urgenza accertamenti approfonditi e interventi immediati e risolutivi.
“In assenza di riscontri concreti e tempestivi – conclude Beneduci – porteremo questa situazione all’attenzione di tutte le sedi istituzionali competenti e dell’opinione pubblica. La sicurezza e la salute del personale non sono negoziabili”.
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